La prospettiva dello sfondamento, figlia della solita illusione, se fa confusione, è fallita nella misura in cui si è accertato che il muro da sfondare era stato posto troppo lontano.Dall’altra parte la previsione di una caduta rovinosa si è tramutata in una scivolata che in alcune zone ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio smottamento.
Certo, se prendiamo in esame il dato singolo e lo estrapoliamo dal contesto non avremo quadro completo dei flussi; così come, se dal contesto estraiamo il dato singolo, l’analisi non cambia.
Le comparazioni vanno fatte omogeneizzando elezioni che si siano svolte nelle stesse condizioni climatiche e in questo senso il raffronto ci dice che l’astensione dall’intenzione di voto ha giocato un ruolo importante. Per dirla chiaramente, il calo fisiologico è giustificato dalla perdita di liquidi non compensati da adeguate convergenze parallele sulle finalità.
Di certo, quando si riescono a coniugare bisogni e desideri del territorio, si gettano le basi per un progetto vincente che premia la linea retta, come il percorso più breve di congiunzione tra due punti..
In questo senso l’autonomismo, saldandosi con i localismi, ha dato una grossa spinta a quel senso di appartenenza che i numeri spesso non ci consentono di leggere.
È chiaro che in questo quadro, se la caduta è stata meno rovinosa, anche uno stallo può essere considerato dallo stalliere una vittoria e lo sbarramento al 4% rappresentare più una pagliuzza nell’occhio che una chiave di lettura introdotta a posteriori.
Il bipolarismo polare per certi aspetti ne esce ridimensionato, ma nel medio periodo anche aspirare al bipedismo fa male alla salute e provoca grossi danni, non omologando le diversità in senso federale.
In conclusione, il voto ci consegna un’astenia di astenuti che conferma una nostra intuizione avanzata in tempi non sospetti: c’è crisi.

tutti nelle miniere. sindaci compresi....escludendo Longhitano che nn mi pare il caso.....
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