martedì 23 giugno 2009

Salina - Operazione Boa-selvaggia: lotta al “sommerso”.

I mass media hanno parlato in questi giorni di addirittura 100 boe abusive nel comune di S. Marina Salina e della relativa dura risposta dell’amministrazione a coloro che non rispettano la legge.
Ma la notizia è sostanzialmente incompleta. Non è stato reso noto, infatti, che l’impegno delle Forze dell’Ordine in questa operazione è molto più massiccio di quanto si creda.
Le boe, in questo caso bisogna proprio dirlo, sono solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Il “sommerso” è inquietante. Ciascuna boa non sarebbe altro che un segnale galleggiante collegato a dei gavitelli che danno accesso a strutture in corso d’opera, ubicate sott’acqua.
Sfruttando l’idea malfitana di creare un edifico “semi-sommerso” sul Faraglione di Pollara (per far crescere di valore lo scoglio stesso), gli imprenditori del Levante salinese non si sono fatti pregare ed hanno immediatamente impiegato il proprio capitale per realizzare una speculazione edilizia senza precedenti.
La domanda è: ma l’area dove insistono questi campi boa a chi appartiene? E soprattutto, c’è qualche privato che può vantare contratti di possesso in quel sottosuolo marino?
Mentre ci si pone tutti questi dubbi burocratici, gli appaltatori fanno i fatti.
Si posizionano nuove boe collegate ad altrettanti gavitelli, che una volta tirati aprirebbero l’accesso a veri e propri salotti sommersi destinati ai turisti durante l’estate, in barba ai controlli locali e nazionali.
L’idea di questa ennesima speculazione è quella far vivere il “sommerso” proprio sott’acqua, attrezzando dei mini locali dotati di ampie vetrate che consentirebbero un soggiorno a contatto con la vita marina.
Questa lodevole e non semplice operazione anti-abusivismo dimostra come sia sempre più difficile far emergere il sommerso, soprattutto quando si muovono masse monetarie notevoli.
Vedremo come si evolveranno i fatti e vedremo, soprattutto, se si riuscirà a fronteggiare questa ennesima trovata nel campo dell’abusivismo.

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